Agorafobia di cosa si tratta.

Normalmente la definizione di agorafobia riguarda il suo significato etimologico che, per farla breve, sembra definire il terrore degli spazi aperti. Luoghi identificati nelle piazze o in posti dove non ti senti protetto, forse perché non ci sono limiti o barriere che “racchiudono” e restituiscono un senso illusorio di contenimento e di demarcazione del territorio: la tua zona protetta. L’agorafobia è la paura di trovarsi in situazioni percepite come pericolose in cui la fuga potrebbe essere difficile e un eventuale aiuto non disponibile, se le cose vanno male, ovviamente.

Molta gente suppone che l’agorafobia consista semplicemente in paura di luoghi grandi e affollati o di spazi aperti, contrapposta alla claustrofobia: paura degli spazi angusti, ma, secondo me, la faccenda è più complessa di così. Una persona con agorafobia può essere spaventato di:

Su quanto letto sopra apparentemente, si percepisce un controsenso, se ci pensi. Parlare di “paura delle piazze” e temere di viaggiare su mezzi pubblici sembra quasi l’opposto. La persona con agorafobia è portata a temere ogni tipo di situazione in cui la possibilità di mettersi al sicuro viene meno. Questa possibilità è rappresentata da un’ipotetica via di fuga.

Agorafobia e attacco di panico.

Se la persona con agorafobia si trova in una situazione di stress (senza via di fuga) di solito sperimenta i sintomi di un attacco di panico, come ad esempio:

La soluzione più semplice e diretta è l’evitamento.

Agorafobia sentirsi soli e temere il mondo

I soggetti evitano la situazione che provoca ansia. In genere la persona rimane a casa, possibilmente con qualcuno intorno, per sentirsi più sicuro. Questo cambiamento nel comportamento e abitudini sono noti come evitamento. Agorafobia è una delle categorie che esistono per distinguere le varie “sindromi” che compongono ansia e panico. Io non condivido questa posizione: quella di categorizzare le sensazioni.

Comunque, evitando le mie considerazioni personali, perché mie: non è “scienza”. Cercherò piuttosto di concentrarmi su quello che può esserti di aiuto. In sostanza l’agorafobia consiste in una difficoltà marcata nello stare da soli, guidare: soprattutto in autostrada dove la possibilità di fermarsi in qualsiasi momento è limitata, stare in mezzi pubblici pieni di gente o in luoghi affollati dove si teme di trovarsi in difficoltà. Uno dei posti in cui l’agorafobico si sente più a rischio, è l’aereo.

La paura di volare detta aerofobia (un’altra categoria) è, secondo me, tutt’uno con le altre paure elencate. Difficilmente chi teme di volare in aereo non ha paura di altro. Una delle caratteristiche che può esserti utile conoscere è che chi è colpito da agorafobia teme principalmente le conseguenze sociali dell’essere colto da un attacco di panico e sottoporsi al giudizio degli altri. Non sapere come giustificarlo. Detto così sembra fobia sociale, ma allora queste categorie?

Categorie = illusione pura

Come ho detto, e ricordo che si tratta della mia opinione, le categorie, in altre parole il fatto di sezionare i disturbi in “tipi” che riguardano le circostanze in cui occorrono è un errore. Riguardo alla mia esperienza personale: e solo a questa, capita che qualcuno utilizzando una delle tecniche per ansia che suggerisco gratuitamente, mi chieda se va bene per ansia da prestazione lavorativa, ansia generalizzata o “ansia dell’orso marsicano”. Personalmente trovo tutto questo carico d’ironia (come l’ansia dell’orso marsicano).

Esiste qualcuno che ha ansia da prestazione e non ansia generalizzata?

Credo proprio di no. Quantomeno pensa che accada solo in quella circostanza perché si tratta di un trigger. Il trigger è l’innesco. La suddivisione in categorie e specie di ansia è una mera illusione, sempre secondo me. Una delle soluzioni per l’agorafobia è l’esposizione alla situazione temuta. Il significato di sottoporsi alle situazioni che scatenano agorafobia e attacchi di panico è l’esperienza. Fare esperienza di nuove situazioni è l’arma vincente per cambiare il proprio stato emotivo. Per esempio se tu temi i luoghi aperti, sconfinati, il mio suggerimento e di recartici in compagnia.

Attenzione però, lascia l’accompagnatore o accompagnatrice a un certo punto della tua esperienza, e immergiti in quello che temi in perfetta solitudine. All’inizio non è facile, ma se sai che a pochi metri ci sono le persone che hai scelto pronte a sostenerti è più facile. Esponiti alla paura, vivila profondamente e comprendi cosa ti vuole dire, e come non morrai per questo.

Questa piccola esperienza, anche se breve, è il seme di una nuova idea, in questo modo si può stimolare la tua naturale neuro plasticità e le successive esperienze saranno sempre più potenzianti. Fino a non temere più di recarti in un luogo o situazione che ti crea disagio in solitudine. Prova e dimmi che ti succede.

Trattamento per agorafobia.

I trattamenti classici per l'agorafobia comprendono soluzioni di auto aiuto, oppure, recandosi dal proprio medico curante, si può accedere al supporto dei farmaci.

Il passo successivo prevede trattamenti più complessi, tra cui:

Quali sono le cause agorafobia?

L'agorafobia di solito si sviluppa come complicanza del disturbo di panico (uno stato d'ansia in cui si manifestano attacchi di panico e momenti d’intensa paura). Può insorgere a seguito di associazione fra attacchi di panico e luoghi o situazioni in cui si sono verificati gli attacchi.

Una minoranza di persone con agorafobia non presenta una vera storia di attacchi di panico. In questi casi, la paura può essere correlata a timori specifici, comuni se vogliamo, come la criminalità, il terrorismo, la malattia o di rimanere coinvolti in un incidente. Eventi traumatici come un lutto può contribuire all’insorgere dell’agorafobia. La scienza valuta, come responsabilità del disturbo di agorafobia, anche la parte ereditaria e genetica.

Chi è colpito

Nel mondo, fino a due persone su cento hanno un disturbo di panico, si pensa che circa un loro terzo, andranno a sviluppare agorafobia come risultato.

L’Agorafobia è più frequente nelle donne che negli uomini: la proporzione è circa il doppio. Tale condizione di solito inizia tra i diciotto e trentacinque anni.

Prospettiva d’intervento classico

Circa un terzo delle persone alla fine raggiungono la guarigione completa e sono liberi dai sintomi.

Circa la metà ottiene un miglioramento dei sintomi, ma si possono vivere periodi in cui i sintomi diventano più fastidiosi, per esempio se si attraversa un periodo di stress.

Da uno a cinque persone continueranno ad avere sintomi fastidiosi, nonostante i trattamenti.

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Agorafobia di cosa si tratta e cosa puoi fare

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